Dopo più di un mese di silenzio – tanto quanto è durato lo shutdown governativo USA, il blocco dovuto alla mancata conferma del bilancio finanziario – finalmente la NASA ha sciolto non pochi dubbi e polemiche, soprattutto perché veniva tacciata di mancata trasparenza e di voler “insabbiare” le notizie sul misterioso oggetto interstellare, 3I/ATLAS.
Così ieri pomeriggio, il 19 novembre 2025, con una lunga conferenza stampa trasmessa online, ha al contempo diffuso sul suo sito un’abbondante serie di immagini della presunta cometa, foto scattate dalle varie sonde sparse nel Sistema Solare –> Ecco il link a tutte le immagini diffuse dalla NASA.
Sono quasi tutte immagini, diciamo subito, che forse non chiariscono più di tanto la natura precisa dell’oggetto – in alcune l’oggetto appare come un globo luminoso, che ritrarrebbe la chioma globulare della cosiddetta cometa interstellare; altre istantanee sono poco più che macchioline sfocate, in cui 3I/ATLAS viene indicata con l’ausilio di un cerchietto per meglio separarla dal fondo di stelle o del nero del fondo interstellare.
Ecco un quadro di ciò che è avvenuto ieri e le conclusioni della NASA.
Indice
- La NASA cerca di sciogliere i dubbi
- Cosa rivelano le immagini: un tour interplanetario
- Implicazioni scientifiche
- Alcune conclusioni sulla conferenza
La NASA cerca di sciogliere i dubbi
Durante la conferenza stampa del 19 novembre 2025, tenutasi al Goddard Space Flight Center (Maryland), la NASA ha finalmente reso pubbliche una serie di immagini di 3I/ATLAS, raccolte da numerose sonde e strumenti sparsi per il Sistema Solare. (Ovviamente si tratta di sonde il cui scopo originario non era quello di fotografare la cometa, ma era tutto ciò di meglio che si poteva contare di avere, perciò l’ente spaziale ha cercato di sfruttare ogni strumento capace di rilevare in qualche misura l’oggetto).
La dichiarazione principale, ribadita più volte durante la conferenza-evento, è netta: 3I/ATLAS è una cometa, non un veicolo alieno né un oggetto tecnologico. Secondo la NASA, tutti i dati osservativi presentati sono coerenti con il comportamento di una cometa interstellare: ha una chioma di gas e polvere, rilascia idrogeno, mostra una coda e ha proprietà dinamiche compatibili con un corpo ghiacciato in sublimazione, non con un macchinario artificiale.
Inoltre, gli scienziati hanno chiarito che non rappresenta alcun pericolo per la Terra: la sua traiettoria non la porterà mai troppo vicino al nostro pianeta. La NASA stima che il pericolo più vicino sarà circa 170 milioni di miglia, ovvero oltre 270 milioni di chilometri.
Cosa rivelano le immagini: un tour interplanetario
Le immagini presentate provengono da una sorprendente varietà di fonti: ad esempio sonde nello spazio e anche orbiter attorno a Marte. Questo rende l’evento particolare e senza dubbio significativo: è la prima volta che così tante missioni diverse osservano un oggetto interstellare da punti di vista così differenti.
Ecco alcune delle immagini
- Mars Reconnaissance Orbiter (MRO): la sua camera HiRISE ha catturato 3I/ATLAS il 2 ottobre 2025, quando la cometa era molto vicina all’orbita di Marte (circa 0,2 unità astronomiche, quindi attorno a 30 milioni di km).

La telecamera High Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA ha catturato questa immagine della cometa interstellare 3I/ATLAS a ottobre. 2, 2025. Al momento in cui è stata fotografata, la cometa era a circa 0,2 unità astronomiche (19 milioni di miglia, o 30 milioni di chilometri) dalla navicella spaziale.
Credito immagine: NASA/JPL-Caltech/Università dell’Arizona
L’immagine mostra una macchia luminosa semicircolare, con una nube di polvere trasparente estesa attorno. Durante la conferenza, gli scienziati hanno sottolineato che queste osservazioni “non sarebbero possibili da Terra”: per avere questa prospettiva serve che la sonda sia più lontana dal Sole rispetto alla cometa stessa.
- MAVEN (Mars Atmosphere and Volatile EvolutioN): ha contribuito con immagini ultraviolette, rivelando l’emissione di idrogeno dalla chioma del corpo.

Questa immagine mostra l’alone di gas e polvere, o coma, che circonda la cometa 3I/ATLAS, il terzo oggetto interstellare mai rilevato dagli astronomi mentre attraversa il nostro sistema solare. L’immagine è stata scattata il 9 ottobre 2025, da uno strumento a bordo della navicella spaziale MAVEN della NASA, che studia Marte dalla sua orbita dal 2014.
Credito immagine: NASA/Goddard/LASP/CU Boulder
In particolare, nella ripresa del 9 ottobre 2025, il pixel più brillante al centro indica la posizione della cometa, mentre i pixel circostanti mostrano dove l’idrogeno atomico è più intenso. Questo elemento sarebbe stato indicato come molto significativo perché l’idrogeno è un segnale tipico di sublimazione dell’acqua: quando la luce solare riscalda il ghiaccio, l’acqua passa allo stato gassoso, si rompe in ossigeno e idrogeno, e questi ultimi possono essere rilevati con spettrometri o immagini UV.
- SOHO (Solar and Heliospheric Observatory): il satellite ha registrato la cometa tra il 15 e il 26 ottobre 2025, ma da una distanza molto grande: più di 350 milioni di chilometri.

Una debole immagine della cometa 3I/ATLAS osservata dalla missione SOHO dell’ESA/NASA tra ottobre. 15-26, 2025. La cometa appare come un leggero schiarimento al centro dell’immagine.
Credito immagine: Osservatorio Lowell/Qicheng Zhang
Tramite un’elaborazione sofisticata delle immagini (stacking, sovrapposizione) si è riusciti a far emergere un fugace bagliore nel mezzo di uno sfondo scuro.
- STEREO-A: il famoso osservatorio di eliofisica ha visto la cometa grazie al suo strumento HI1, catturando una serie di fotogrammi tra l’11 e il 25 settembre.

Questa immagine mostra la cometa interstellare 3I/ATLAS come una sfera luminosa e sfocata al centro. Viaggiando attraverso il nostro sistema solare a 130.000 miglia (209.000 chilometri all’ora, 3I/ATLAS è stato reso visibile utilizzando una serie di immagini impilate colorate dall’11 al 25 settembre, utilizzando lo strumento Heliocentric Imager-1 (H1), un imager a luce visibile sulla navicella spaziale STEREO-A (Solar Terrestrial Relations Observatory). La colorazione è stata applicata per differenziare l’immagine da altre immagini di veicoli spaziali osservanti.
Credito immagine: NASA/Osservatorio di Lowell/Qicheng Zhang
Dato che l’oggetto è assai debole, i ricercatori hanno dovuto “stackare” le immagini (ossia sovrapporre più fotogrammi) per far emergere il segnale. E alla fine il risultato è una palla luminosa, sfocata ma ben identificabile.
Implicazioni scientifiche
Nel corso della conferenza, gli scienziati della NASA hanno evidenziato alcune conclusioni chiave che emergono da queste immagini e dai dati:
- Proprietà cometarie confermate
L’unione di osservazioni in diversi spettri (visibile, ultravioletti) ha rafforzato l’interpretazione che 3I/ATLAS è una cometa vera e propria. La chioma, la coda, il rilascio di idrogeno (segno della sublimazione dell’acqua) sono tutti elementi coerenti con il modello di cometa interstellare. - Origine antica e misteriosa
Lo scienziato Tom Statler ha affermato che ci sono evidenze circostanziali, non ancora definitive, che suggeriscono un’origine da una popolazione stellare molto vecchia, forse un sistema planetario più anziano del nostro. Questo significa che 3I/ATLAS potrebbe essere un “messaggero” di un’epoca primitiva e remota, contenente ghiacci e materiali che risalgono a tempi ben precedenti la formazione del Sole e della Terra. - Politica di dati aperti
Un altro punto ribadito è che la NASA mantiene una politica di dati aperti: tutti i dati relativi a 3I/ATLAS — immagini, spettri, misurazioni — saranno accessibili alla comunità scientifica e al pubblico. I capi dei progetti di ricerca NASA hanno invitato gli astrofili, gli scienziati e gli appassionati a “osservare la cometa insieme” alla NASA, usando i dati resi disponibili.

Le posizioni relative della navicella spaziale Lucy della NASA, della cometa interstellare 3I/ATLAS e della Terra il 16 settembre 2025.
Credito immagine: NASA/Goddard/SwRI
Limiti osservativi e prospettive future
Pur avendo mostrato molte immagini, la NASA ha ammesso che alcune osservazioni sono al limite della risoluzione: molte sonde non sono progettate per studiare oggetti così deboli nello spazio profondo. Statler ha ricordato che alcune viste “backlit” (ossia illuminate dal retro) sono possibili solo grazie alla particolare geometria che ha messo alcune sonde dietro la cometa rispetto al Sole. Inoltre, altri strumenti (come il James Webb Space Telescope) continueranno a osservare 3I/ATLAS nelle prossime settimane, offrendo dati complementari su composizione chimica, polveri e gas.
Alcune conclusioni sulla conferenza
La diretta della NASA e la conseguente pubblicazione di immagini hanno cercato di dare una risposta alle accuse di segretezza o di “insabbiamento” che alcuni gruppi avevano mosso nei confronti dell’agenzia. Dal punto di vista scientifico, 3I/ATLAS è ora uno dei corpi interstellari meglio monitorati.
L’agenzia spaziale ha espresso la sua conclusione che l’oggetto in questione non è un veicolo alieno, come tanti hanno ipotizzato.
Nonostante la chiarezza con cui la NASA ha presentato la propria interpretazione, il dibattito scientifico non si chiude qui. Tra le voci più critiche spicca ancora una volta Avi Loeb, il professore di Harvard noto per le sue posizioni eterodosse e per aver messo più volte in discussione l’origine naturale di alcuni oggetti interstellari.
Loeb, nel suo blog, ha già commentato il caso di 3I/ATLAS analizzando in particolare due elementi: l’accelerazione non gravitazionale osservata nelle prime misurazioni e alcuni aspetti insoliti della traiettoria. Secondo lui, questi fattori non sono ancora spiegati in modo definitivo dai modelli cometari disponibili. Pur non sostenendo che 3I/ATLAS sia un manufatto alieno, Loeb non esclude la possibilità che si tratti di un oggetto tecnologico — una posizione che invita a non chiudere prematuramente il ventaglio delle ipotesi.

Alla luce delle immagini appena pubblicate, affascinanti ma talvolta ambigue, rimane effettivamente vero che non tutti i dubbi sono stati sciolti: ciò che appare come una semplice chioma potrebbe nascondere dinamiche ancora da chiarire, e alcune irregolarità nei dati potrebbero richiedere analisi future più approfondite. In questo senso, la discussione rimane aperta: se da un lato la NASA offre una spiegazione coerente e conservativa, dall’altro la comunità scientifica — almeno la sua parte più esplorativa — continua a ricordarci che la scienza avanza proprio quando non si smette di fare domande, soprattutto quando arrivano visitatori da altri sistemi stellari.







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