Nelle ultime settimane l’Europa settentrionale è stata scossa da una serie di episodi dai contorni non chiari: oggetti volanti, descritti inizialmente come “droni”, hanno sorvolato basi militari e aeroporti, costringendo in alcuni casi alla sospensione dei voli.
In Danimarca, tra il 22 e il 28 settembre si sono verificati diversi avvistamenti notturni su aeroporti civili e basi militari. Il Copenhagen Airport è rimasto chiuso quasi quattro ore per l’apparizione di “diversi grandi droni” nel cielo notturno.
Le autorità hanno reagito parlando di possibili attacchi ibridi, ma molte caratteristiche osservate non sembrano corrispondere a quelle di droni convenzionali.
Forse, più che di droni, sarebbe corretto parlare di UFO, o meglio di UAP, quei fenomeni aerei non identificati che da qualche anno hanno ripreso a far discutere l’opinione pubblica mondiale.
Indice
- Un fenomeno che non nasce oggi
- Quando “drone” è una spiegazione troppo semplice
- Il nodo della sicurezza e le difficoltà di intercettazione
- Attacco ibrido o fenomeno non identificato?
- Perché parlare di UAP è più onesto
- Conclusione: domande senza risposta
Un fenomeno che non nasce oggi
Questi di settembre 2025 non sono episodi nuovi né isolati. Già dal 2023/2024 negli Stati Uniti basi militari come Langley (Virginia) e diversi aeroporti del New Jersey erano stati sorvolati ripetutamente da oggetti misteriosi, rimasti non identificati nonostante indagini approfondite.
Un approfondimento della trasmissione 60 minutes sui presunti droni che hanno interessato basi americane negli ultimi anni: https://www.cbsnews.com/news/drone-swarms-national-security-60-minutes-transcript-2025-06-29
Oggi lo scenario si ripete in Europa, con un’intensità crescente. In Danimarca, per esempio, negli ultimi giorni di settembre 2025 gli aeroporti di Copenhagen, Aalborg, Esbjerg e Sønderborg sono stati chiusi o posti sotto stretta sorveglianza per la comparsa di oggetti non autorizzati nello spazio aereo.
La stessa Skrydstrup Air Base, dove sono stanziati i caccia F-35, è stata più volte teatro di questi sorvoli, tanto da spingere il governo a definire la situazione “un attacco ibrido contro le infrastrutture del Paese” (Reuters).
La portata del fenomeno è tale che la Danimarca ha deciso di vietare temporaneamente l’uso di droni civili, un provvedimento straordinario (anche in vista del vertice europeo previsto tra fine settembre e inizi ottobre) che mostra quanto le autorità abbiano preso sul serio questi episodi. Ma, nonostante gli sforzi, nessuna spiegazione convincente è ancora emersa.
Quando “drone” è una spiegazione troppo semplice
La narrativa ufficiale tende a ricondurre questi eventi all’uso di droni, forse di matrice russa, alla luce del conflitto in Ucraina e delle crescenti tensioni con la NATO. Ma le testimonianze raccolte lasciano aperti molti interrogativi.

Alcuni osservatori hanno descritto oggetti “grandi quanto un SUV”, ben lontani quindi dalle dimensioni ridotte dei droni civili o militari osservati nei teatri di guerra. Le luci visibili in cielo non seguivano gli schemi classici di velivoli noti: non erano configurate come quelle degli aerei, né corrispondevano ai sistemi luminosi dei droni militari d’attacco. In alcuni casi il lampeggio era irregolare, in altri le luci erano troppo numerose o disposte in modo anomalo.
A rendere il quadro ancora più complesso, gli oggetti sembrano sfuggire a ogni tentativo di tracciamento. Non si capisce da dove provengano né dove vadano a finire: appaiono improvvisamente, stazionano per un periodo più o meno lungo e scompaiono senza lasciare traccia.
Una dinamica ben diversa dai droni russi Shahed, impiegati nei teatri di guerra e facilmente riconoscibili per forma, rumore e modalità operative.
Il nodo della sicurezza e le difficoltà di intercettazione
Un osservatore esterno potrebbe chiedersi come sia possibile che basi militari e aeroporti non riescano a identificare con precisione questi oggetti. In realtà, il problema non è così banale. I radar sono strumenti ottimizzati per tracciare velivoli di grandi dimensioni o a velocità elevate, mentre oggetti relativamente lenti, di profilo ridotto e a bassa quota possono eludere facilmente i sistemi tradizionali.
Anche l’intercettazione non è semplice: i caccia non sono pensati per ingaggiare bersagli di questo tipo, mentre elicotteri o droni difensivi dovrebbero essere già pronti e schierati in zona per poter cercare di raggiungere e identificare gli oggetti estranei.
Il sito Business Insider ha riportato come le autorità danesi abbiano scelto di non aprire il fuoco su questi oggetti per ragioni di sicurezza (difficile in effetti prevedere dove andranno a cadere munizioni e detriti sopra un aeroporto militare o in zone densamente popolate), lasciando quindi che si allontanassero senza uno scontro diretto.
Una scelta comprensibile ma che accentua la sensazione di impotenza di fronte a un fenomeno difficile da controllare.
Attacco ibrido o fenomeno non identificato?
Molti analisti sospettano la mano russa dietro questi sorvoli. Non sarebbe la prima volta che Mosca ricorre a forme di guerra ibrida per destabilizzare e creare panico, e il sorvolo di basi strategiche della NATO potrebbe avere proprio questa funzione: mettere alla prova la reattività dei sistemi occidentali. Ma fino a oggi non sono emerse prove concrete che colleghino gli episodi alla Russia.
Un portavoce danese, citato da AP News, ha dichiarato che “non è affatto detto che si tratti di droni”. Un’affermazione prudente, ma significativa: non tutto può essere liquidato con l’etichetta di drone, soprattutto se le caratteristiche osservate non combaciano con ciò che conosciamo.
Qui entra in gioco la definizione di UAP, adottata anche dal Pentagono negli ultimi anni proprio per indicare fenomeni aerei che sfuggono a classificazioni certe.
Perché parlare di UAP è più onesto
Alla luce delle informazioni disponibili, parlare semplicemente di droni rischia di essere riduttivo. Certo, non si può escludere l’ipotesi di operazioni di spionaggio o di disturbo condotte con tecnologia avanzata, ma nemmeno si può affermare che si tratti di droni nel senso tradizionale del termine. La verità è che non sappiamo ancora cosa siano questi oggetti, e per quanto possa sembrare insolito, l’etichetta più corretta rimane quella di UAP.
Gli avvistamenti degli ultimi anni – dagli Stati Uniti all’Europa – mostrano uno schema comune: oggetti volanti che si muovono in modo anomalo, che non rispondono a logiche conosciute e che sfuggono a ogni tentativo di classificazione immediata. Per questo, più che rassicuranti etichette, serve trasparenza, raccolta di dati concreti e un dibattito aperto.
Conclusione: domande senza risposta
Ciò che sta accadendo nei cieli d’Europa non può essere archiviato con superficialità. Siamo davanti a un fenomeno reale, che ha interrotto voli civili, messo in allerta basi militari e sollevato interrogativi sulla sicurezza dei nostri cieli. Ma la natura di questi oggetti resta avvolta nel mistero.
Sono droni sperimentali lanciati da potenze ostili? Operazioni di guerra psicologica? O qualcosa di ben diverso, che non abbiamo ancora compreso? Le autorità, per ora, si limitano a parlare di “attacchi ibridi”. Ma la realtà, sotto gli occhi di chi osserva con attenzione, è che siamo di fronte a oggetti volanti non identificati. E questo, nel 2025, non è un dettaglio da poco.







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