Diretto da Dan Farah, The Age of Disclosure è un film documentario del 2025 che esplora una delle tematiche più affascinanti e controverse del nostro tempo: l’ipotesi che governi e agenzie di intelligence abbiano per decenni nascosto informazioni sull’esistenza di vita intelligente non umana e fenomeni aerei non identificati (UAP).
Il documentario raccoglie testimonianze di 34 persone legate al governo, al mondo militare e ai servizi di intelligence degli Stati Uniti, tra cui ex funzionari e insider che raccontano presunti programmi segreti, cover-up durati 80 anni e una “guerra segreta” internazionale per decifrare e reverse-engineering di tecnologie di origine sconosciuta.
Significative molte delle rivelazioni fatte dai protagonisti. In particolare, meritano particolare attenzione le dichiarazioni di Luis Elizondo, che nel documentario parla di un evento “imminente” che sta per accadere riguardo agli UFO/UAP.
The Age of Disclosure , al momento dell’uscita, è disponibile in streaming a pagamento su Prime Video.

La “disclosure” fa un salto di qualità
The Age of Disclosure è un documentario che arriva in un momento in cui il tema degli UAP, fino a pochi anni fa relegato alla periferia del dibattito pubblico, è improvvisamente entrato nel cuore della politica americana. Il regista Dan Farah costruisce un film che ambisce a fare da spartiacque: non un semplice “documentario sugli UFO”, ma un tentativo di mostrare come, dietro decenni di silenzi e mezze ammissioni, esista un intreccio di segretezza governativa, testimonianze di ex funzionari e un crescente disallineamento tra ciò che il pubblico sa e ciò che, secondo gli intervistati, il governo americano conoscerebbe da ottant’anni.
Il punto di forza del film sta proprio nel parterre di voci coinvolte. Non troviamo appassionati o ricercatori di nicchia, ma senatori, ex direttori dell’intelligence e figure di alto rango che parlano davanti alla telecamera con sorprendente naturalezza. È difficile non provare almeno un senso di curiosità quando persone così vicine all’apparato di sicurezza nazionale raccontano di programmi classificati, recuperi di materiali “non umani” o presunti tentativi di reverse engineering. Questa scelta conferisce al documentario un tono serio, quasi istituzionale, e rappresenta un elemento che lo distingue nettamente dalla marea di prodotti sensazionalistici che affollano il genere.
La regia è sobria, pulita, a tratti elegante. Farah privilegia un impianto classico: molte interviste, montaggi essenziali, un ritmo che alterna dichiarazioni forti a momenti di riflessione più ampi sul ruolo della trasparenza in una democrazia moderna. Per certi aspetti, sembra più un’inchiesta filmata che un documentario spettacolare, e questo può essere sia un pregio sia un difetto. Chi apprezza l’approccio giornalistico, fondato sulle fonti e non sugli effetti speciali, troverà un’opera credibile e rigorosa; chi invece cerca tensione narrativa o un montaggio più cinematografico potrebbe percepirlo come lento, persino monotono in certi passaggi.
Il limite principale del film è quello che affligge quasi tutto il discorso pubblico sugli UAP: le testimonianze, per quanto autorevoli, restano pur sempre testimonianze. Il documentario non mostra prove fisiche verificabili, non offre materiale nuovo o incontrovertibile; i racconti di chi parla diventano il centro di tutto, e questo rende l’opera più un atto di denuncia che un’indagine risolutiva. I critici più scettici hanno già sottolineato che, senza documenti o evidenze tangibili, molti spettatori difficilmente cambieranno idea. Ed effettivamente il film sembra rivolgersi soprattutto a chi è già interessato al fenomeno o almeno disposto ad ascoltarne le implicazioni.
Nel complesso, però, The Age of Disclosure rimane un tassello significativo nella crescente normalizzazione del tema UAP. È un film che non pretende di dare risposte definitive, ma invita il pubblico a considerare seriamente la possibilità che importanti informazioni siano state trattenute per decenni. E anche se non convince tutti, ha il merito di riportare la discussione su un terreno meno folkloristico e più istituzionale.
Personalmente, l’ho trovato interessante, ben costruito e a tratti sorprendentemente franco. Non è un documentario “spettacolare”, né è destinato a rivelare la verità ultima sugli UFO, ma è un’opera che stimola domande — e spesso, nel giornalismo e nel documentario d’inchiesta, è proprio questo il compito più importante.

Luis Elizondo e The Age of Disclosure
Tra i molti ex funzionari e militari intervistati nel documentario, un approfondimento a parte lo merita Luis Elizondo – già capo del programma Pentagon AATIP. Sì, perché Elizondo pronuncia una frase emblematica, quando dice che presto “arriverà un momento in cui la gente vorrà aver conosciuto la verità prima”. In altre parole, secondo lui un grande annuncio o rivelazione sugli UFO/UAP è imminente.
Luis Elizondo (detto “Lue”), ricordiamo, è un ex funzionario del Pentagono che ha diretto il programma di sorveglianza AATIP sugli UFO ed è tra l’altro uno dei produttori esecutivi dello stesso film The Age of Disclosure.
Elizondo ribadisce di aver scoperto informazioni sensibili riguardo a fenomeni aerei inspiegati e tecnologie avanzate d’origine “non umana”. Al centro delle sue affermazioni c’è l’idea che esista da decenni una copertura governativa globale: a tal proposito, Elizondo sostiene che “le verità fondamentali sull’universo” dovrebbero essere di dominio pubblico e non di pochi privati. Nel documentario avverte che si sta avvicinando un “momento imminente” in cui verranno rivelati dati importanti, tanto che “le persone vorranno aver conosciuto la verità prima”.
Questa frase sembra suggerire che Elizondo ipotizzi una divulgazione su larga scala in tempi brevi (per esempio un annuncio ufficiale, un potenziale evento di contatto, o un altro fatto di portata storica) che retrospettivamente farà sembrare tardivo il rilascio di informazioni UFO al pubblico.
Va detto che anche il regista Dan Farah, in un’intervista posteriore all’uscita del documentario, ha affermato che presto un presidente USA potrebbe salire sul podio e dichiarare “che non siamo soli nell’universo”. Queste affermazioni però restano speculazioni personali degli autori del film e non corrispondono (attualmente) a dichiarazioni ufficiali dei governi.
Nel frattempo, noi ci uniamo ai sostenitori del “segreto alieno” e speriamo davvero di assistere entro pochi anni a una grande rivelazione.
Buona visione del documentario.
Link: vedi The Age of Disclosure su Prime







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