Fonti riservate vicine all’Intelligence Community americana rivelano al giornalista Christopher Sharp di Liberation Times un sistema decennale di operazioni segrete per il recupero, il tracciamento e lo sfruttamento di oggetti di origine non umana — con il cosiddetto “UFO di Mussolini”, recuperato a Magenta nel 1933, come possibile punto di origine dell’intero programma.
Fonte primaria: Christopher Sharp, Liberation Times (10 novembre 2024) — Le informazioni riportate in questo articolo derivano da rivelazioni fatte in forma anonima da fonti interne o comunque vicine alla CIA e ad agenzie governative statunitensi, al giornalista investigativo Christopher Sharp.
Indice
- Il “Craft di Magenta”: quando la storia italiana entra nei dossier americani
- Dall’OSS alla CIA: una linea diretta che passa per l’Italia
- Il WCPMC: una burocrazia nata dall’UFO italiano?
- Una rete globale di operazioni di recupero
- La divisione dei compiti: chi fa cosa nell’ecosistema UAP
- Perché questa storia riguarda anche noi
Il “Craft di Magenta”: quando la storia italiana entra nei dossier americani
Tutto parte da un punto geograficamente vicino a noi. Secondo quanto riportato da tre fonti indipendenti al giornalista Christopher Sharp di Liberation Times, un velivolo di origine non umana si sarebbe schiantato nei pressi di Magenta, in Lombardia, nel 1933 — in piena era fascista.
Non si tratta di una novità assoluta per i ricercatori italiani. Roberto Pinotti, fondatore del Centro Ufologico Nazionale (CUN) e storico punto di riferimento dell’ufologia italiana, aveva già portato alla luce documentazione e testimonianze storiche su questo presunto recupero, ricostruendo come il regime di Mussolini avrebbe messo le mani su un oggetto di natura sconosciuta e avrebbe tentato di mantenerlo segreto, coinvolgendo scienziati e militari. Il lavoro pionieristico di Pinotti su questo caso ha aperto la strada a decenni di indagini e ha reso il “caso Magenta” uno degli episodi più discussi nell’ufologia europea.
L’eco di questa vicenda è arrivata persino nelle aule del Congresso degli Stati Uniti: nel 2023, durante le storiche audizioni della Camera dei Rappresentanti sui fenomeni aerei anomali non identificati (UAP), David Grusch — ex ufficiale dell’intelligence militare americana e whistleblower — ha menzionato il caso italiano come parte di un quadro più ampio di recuperi storici di craft non terrestri. Una citazione che ha sorpreso molti osservatori internazionali e che ha ulteriormente elevato la rilevanza globale del caso Magenta.
Dall’OSS alla CIA: una linea diretta che passa per l’Italia
Le rivelazioni pubblicate da Liberation Times offrono ora un quadro molto più dettagliato su come quegli eventi del 1933 si siano potenzialmente intrecciati con la nascita stessa delle strutture di intelligence americane.
Secondo le fonti anonime citate da Sharp, già durante la Seconda Guerra Mondiale, l’OSS (Office of Strategic Services) — il predecessore della CIA — aveva acquisito conoscenza del craft recuperato a Magenta. Ciò sarebbe avvenuto nell’ambito del cosiddetto “McGregor Project”, un’operazione guidata dal direttore dell’OSS William Donovan finalizzata ad accelerare la resa dell’Italia. Un microfilm conservato dallo stesso Donovan attesterebbe che il McGregor Project fu trasferito al ramo Ricerca e Sviluppo il 21 giugno 1944.
A partire dal 1946, stando a quanto riferito da una delle fonti, la Atomic Energy Commission (AEC) avrebbe collaborato con scienziati italiani e tedeschi presso Wright Field per avviare un programma di retro-ingegneria sul craft di Magenta — proseguendo ricerche che erano già state condotte congiuntamente da Germania e Italia.
Con la dissoluzione dell’OSS e la nascita del Central Intelligence Group (CIG) — l’agenzia intermedia che precedette la CIA — lo studio del craft sarebbe stato ereditato dal nuovo organismo, attraverso il trasferimento del ramo di intelligence straniera dal Progetto Manhattan al CIG.
Il WCPMC: una burocrazia nata dall’UFO italiano?
Uno degli elementi più sorprendenti dell’inchiesta di Liberation Times riguarda le implicazioni istituzionali di questa storia. Secondo le fonti, il percorso evolutivo del centro di competenza CIA dedicato allo studio dei materiali di origine non umana sarebbe tracciabile direttamente al caso Magenta:
- Nel 1949, il ramo di Intelligence Scientifica si fuse con il Gruppo Energia Nucleare dell’OSS, dando vita all’Ufficio di Intelligence Scientifica (OSI).
- Nel 1980, l’OSI divenne l’Ufficio di Ricerca Scientifica e sulle Armi (OSWR).
- Nel 2001, fu ristrutturato come WINPAC (Office of Weapons Intelligence, Nonproliferation, and Arms Control).
- Nel 2015, con una riorganizzazione maggiore della CIA, divenne l’attuale WCPMC — Weapons and Counterproliferation Mission Center.
La conclusione a cui giungono le fonti è di portata straordinaria: il WCPMC — oggi la struttura CIA che analizza i materiali di presunta origine non umana — avrebbe le sue radici genealogiche proprio nello studio del craft di Magenta. In altre parole, un evento avvenuto nei dintorni di una cittadina lombarda quasi novant’anni fa avrebbe contribuito a plasmare l’architettura dell’intelligence americana così come la conosciamo oggi.
Una rete globale di operazioni di recupero
Le rivelazioni non si fermano al caso italiano. Le fonti anonime dipingono un quadro molto più ampio di operazioni sistematiche, strutturate e tuttora attive:
Recuperi sottomarini: Tra le agenzie coinvolte nelle missioni di recupero di craft sommersi figurerebbero la Maritime Branch della CIA, la U.S. Navy, il National Underwater Reconnaissance Office (gestito congiuntamente da Marina e CIA) e il USSOCOM (United States Special Operations Command). La Woods Hole Oceanographic Institutionavrebbe fornito veicoli a grande profondità per supportare queste operazioni. I materiali recuperati verrebbero trasferiti all’Office of Naval Research e quindi ceduti a contractor della difesa per l’analisi.
Cooperazione internazionale: Le fonti riferiscono che, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, USA e Russia avrebbero collaborato ad almeno una missione sottomarina congiunta per il recupero di un craft di presunta origine non umana precipitato in acque russe. Viene citato anche il caso Varginha (Brasile, 1996) come esempio di collaborazione con governi alleati in operazioni di recupero su suolo straniero.
Tracking condiviso con la Cina: Fino a tempi recenti, stando alle fonti, anche le agenzie di intelligence americane e cinesi avrebbero monitorato i fenomeni UAP e condiviso dati tra loro.
Recuperi in sistemi di caverne: Le fonti accennano anche a operazioni condotte da elementi dell’U.S. Army in sistemi di caverne, sebbene Sharp precisi di non disporre ancora di informazioni sufficienti per approfondire questo aspetto.
La divisione dei compiti: chi fa cosa nell’ecosistema UAP
Uno degli aspetti più rilevanti dell’inchiesta di Liberation Times riguarda la descrizione precisa delle responsabilità tra i vari enti coinvolti:
- DoD (Dipartimento della Difesa): focus sull’analisi strutturale e progettuale dei craft.
- DOE (Dipartimento dell’Energia): specializzato nello studio dei sistemi di propulsione.
- CIA – Direttiva Scienza e Tecnologia: custodia delle tecnologie adattate derivate dalla ricerca UAP condotta da DoD e contractor.
- CIA – WCPMC: studio del fenomeno, valutazione dell’origine non umana, categorizzazione dei tipi di intelligenza che controllano i craft, analisi delle intenzioni.
- CIA – Direttiva Operazioni: assegnazione di ufficiali al WCPMC, con accesso diretto all’intelligence sulle missioni di recupero.
Un ex vicepresidente di Lockheed Martin Space Systems, James Ryder, avrebbe addirittura proposto in passato il trasferimento di presunti materiali non umani — in possesso dell’azienda sin dagli anni ’50 — verso un’organizzazione esterna per favorire nuove scoperte tecnologiche. La proposta sarebbe stata bloccata da Glenn Gaffney, all’epoca direttore della Direttiva Scienza e Tecnologia della CIA.
Perché questa storia riguarda anche noi
Il caso Magenta non è solo una curiosità storica o un capitolo affascinante dell’ufologia italiana. Se le rivelazioni pubblicate da Liberation Times fossero confermate, avremmo la prova che un evento avvenuto sul suolo italiano ha avuto conseguenze profonde e durature sull’intera architettura dei programmi segreti americani relativi ai fenomeni anomali.
Il lavoro pionieristico di Roberto Pinotti e del CUN nel documentare e rendere pubblica questa storia assume così una dimensione ancora più significativa: quella di aver anticipato, con anni o decenni di anticipo, ciò che fonti interne all’intelligence americana starebbero oggi confermando — sia pure in forma anonima — a giornalisti come Christopher Sharp.
E mentre il dibattito sulla trasparenza dei governi riguardo agli UAP si intensifica anche in Italia, il “craft di Magenta” rimane uno dei punti di accesso più concreti e documentati al cuore di questa storia globale.
Questo articolo è basato sulle rivelazioni pubblicate il 10 novembre 2024 da Christopher Sharp sul sito di giornalismo investigativo Liberation Times (liberationtimes.com). Le informazioni provengono da fonti che hanno parlato in forma anonima, descrivendo di essere collegate alla Intelligence Community e al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Come per ogni notizia basata su fonti anonime, le affermazioni non sono verificabili in modo indipendente e vanno considerate nel contesto di un dibattito ancora in corso a livello istituzionale.







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